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Con problemi Etici

Crescità nulla

Paese rico di Furbetti

Infrastrutture obsolete

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5 Risposte

  1. Bertolussi: ”Non c’è giustizia nel continuare a pagare più degli altri avendo in cambio meno”

    In Italia più tasse che in Germania con meno servizi

    Secondo i dati della Cgia di Mestre su ciascun italiano grava un peso tributario annuo di 6.747 euro. Solo i francesi stanno peggio di noi ma vengono ricompensati da una spesa sociale pro capite di 9.868 euro. I tedeschi pagano 6.026 e ricevono 8.800
    Roma, 27 ago. (Adnkronos) – Paghiamo più tasse e abbiamo meno servizi degli altri Paesi europei. E’ quanto emerge dai dati diffusi dalla Cgia di mestre che sottolinea come su ciascun italiano grava un peso tributario (tasse più imposte, ad esclusione dei contributi sociali effettivi e figurativi) annuo pari a 6.747 euro, in Germania la quota pro capite raggiunge i 6.026 euro.

    Tra i principali Paesi dell’area Euro solo la Francia sta peggio di noi. Ma si tratta di una situazione relativa, perché i cugini transalpini pagano una media di 7.490 euro di tasse allo Stato ma vengono ricompensati da una spesa sociale pro capite che è pari a 9.868 euro.

    Sempre in termini di spesa sociale i tedeschi ricevono 8.800 euro pro capite l’anno, mentre per noi italiani tra spese per la sanità, l’istruzione e la protezione sociale si raggiungono appena i 7.210 euro: vale a dire circa 2.660 in meno della Francia e 1.590 in meno della Germania.

    Questo, a conti fatti, è il quadro della situazione se mettiamo a confronto quanto pagano di tasse i cittadini di Italia, Francia e Germania e quanto gli ritorna in termini di spesa sociale. ”La situazione è fortemente sconfortante – commenta il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi – perché dimostra ancora una volta come pur in presenza di un peso tributario tanto elevato, in Italia non vengano destinate risorse adeguate per la casa, per aiutare le famiglie indigenti, i giovani, i disabili e chi vive ai margini della società”.

    E’ un quadro caratterizzato da contorni pessimistici quello raccontato e commentato dal segretario dell’associazione artigiani mestrina che aggiunge: ”E’ evidente a tutti che le tasse così elevate nel nostro Paese sono la conseguenza di una spesa pubblica eccessiva”.

    A chi poi sostiene che probabilmente le tasse sono alte per colpa degli evasori, la risposta di Bortolussi è secca: ”E’ innegabile che il problema degli evasori pesi sull’Italia. Ma allora sarebbe anche opportuno studiare una strategia efficace affinché venga fatta emergere l’economica sommersa e si faccia pagare chi è completamente sconosciuto al fisco”. Questo non è certo un dato da sottovalutare.

    E i dati e le analisi degli esperti dell’associazione artigiani mestrina diventano lo spunto per lanciare un appello: ”Non c’è giustizia ed equità nel continuare a pagare più degli altri avendo in cambio servizi più scadenti in qualità e quantità – dice ancora Bortolussi – E’ giunto, ormai da tempo, il momento di voltare pagina; bisogna tagliare le intollerabili inefficienze della Pubblica amministrazione per ridurre le imposte. Razionalizzando così la spesa pubblica come avviene in tutti gli altri Paesi europei”.

  2. INFRASTRUTTURE: UNIONCAMERE, GRAVE RITARDO ITALIA RISPETTO A EUROPA

    (ASCA) – Rimini, 27 ago – L’Italia accusa un grave ritardo rispetto all’Europa sul tema delle infrastrutture. E’ quanto ha affermato Giuseppe Tripoli, segretario generale Unioncamere intervenendo oggi al meeting di Rimini.

    Tripoli ha presentato alcune cifre indicative della realta’ italiana. ”In 4 anni, in Italia si sono spesi in opere del genio civile 163 miliardi di euro, come la Francia, poco meno dei 175 miliardi di euro della Germania. Solo la Spagna ha investito di piu’: 204 miliardi di euro. Tuttavia, solo il 46% degli investimenti in opere del genio civile del 2006 e’ andato alle nuove opere, contro il 67,5% della Francia e l’82,2% della Spagna. Il resto e’ stato destinato alla manutenzione straordinaria”.

    Il segretario generale di Unioncamere ha quindi rilevato che ”il ritardo del nostro Paese rispetto all’Europa e’ grave. Nel 1980 la rete autostradale italiana era piu’ estesa di quella della Francia e lunga tre volte quella della Spagna. Oggi la rete francese supera la nostra del 65% e quella spagnola del 75%. Tra il 2000 ed il 2005 in Italia abbiamo aperto 64 chilometri di autostrade, contro i 1.035 della Francia e i 2.383 della Spagna. La Francia possiede ben 1.893 chilometri di linee ferroviarie ad alta velocita’ (la Spagna 1.552, la Germania 1.300) mentre l’Italia, con soli 580 chilometri, ha una dotazione superiore solamente a quella del Belgio (120) e del Regno Unito (113). I chilometri di binari di metropolitana presenti su tutto il territorio italiano sono 130, quando Madrid, da sola, ne ha 227, Parigi 211, Berlino 152, Stoccolma 100, Barcellona 87, Londra 408”.

    ”La globalizzazione – ha concluso Tripoli – trasforma gli equilibri internazionali esistenti ed uno degli aspetti piu’ evidenti nel settore dei trasporti e’ che lo sviluppo delle economie del Far East (Cina, India, ecc.) restituisce centralita’ al Mediterraneo ed apre grandi opportunita’ per l’Italia in generale e per il Mezzogiorno in particolare. E’ un treno che non va perso”.

  3. Fisco, italiani i più tartassati

    Ultimi in Europa in rapporto ai servizi

    L’Italia riceve la maglia nera in Europa nel rapporto tasse-servizi. Se infatti i prelievi del Fisco nel nostro Paese sono secondi per entità solo alla Francia, al Belpaese spetta il primato negativo sui servizi sociali di ritorno ai contribuenti. E’ quanto emerge da una rilevazione dell’Ufficio studi degli artigiani della Cgia di Mestre (Venezia). “La situazione è fortemente sconfortante”, rileva il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi.

    Secondo la Cgia su ciascun italiano grava un peso tributario (tasse più imposte, a esclusione dei contributi sociali effettivi e figurativi) annuo pari a 6.747 euro mentre, ad esempio, in Germania la quota pro capite raggiunge i 6.026 euro. In Francia i cittadini pagano una media di 7.490 euro di tasse allo Stato ma vengono ricompensati da una spesa sociale pro capite di 9.868 euro.

    Sempre in termini di spesa sociale i tedeschi ricevono 8.800 euro pro capite l’anno, mentre agli italiani – per la Cgia – tra spese per la sanità, l’istruzione e la protezione sociale si raggiungono appena i 7.210 euro.

    “La situazione è fortemente sconfortante – rileva il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – perché dimostra ancora una volta come pur in presenza di un peso tributario tanto elevato, in Italia non vengano destinate risorse adeguate per la casa, per aiutare le famiglie indigenti, i giovani, i disabili e chi vive ai margini della società”.

    TASSE E SPESA SOCIALE
    valori in euro (1ø gennaio 2006)
    Tasse (*) Spesa sociale (**)
    procapite versate procapite ricevuta
    Germania 6.026 8.800
    Francia 7.490 9.868
    Italia 6.747 7.210

  4. Internet, Italia fra le ultime d’Europa

    La Russia è il paese dell’Europa in cui l’uso di Internet fra la popolazione cresce di più (+27% in giugno rispetto a giugno del 2007) mentre l’Italia si assesta su un più modesto +9%.
    Eppure l’Italia è solo al penultimo posto (39%), davanti, appunto, alla Russia (14%) nei valori di penetrazione di Internet fra la popolazione.
    I dati di ComScore disegnano il quadro dell’uso di Internet in Europa con differenze sostanziali. I maggiori utilizzatori della rete sono gli olandesi: la penetrazione è dell‘82%, le ore di navigazione per utente sono 23,4, il numero di pagine visitate per utente 2884. All’ultimo la Russia: con una penetrazione del 14%, 16 ore di navigazione per utente e 2091 pagine visitate per utente.

    In Italia, secondo ComScore, nel giugno del 2008, sono stati quasi 19 milioni e mezzo (19.455000) gli utenti unici di siti web, nel giugno del 2007 erano stati poco meno di 18 milioni. In giugno 2008 solo il 39% della popolazione ha navigato in rete, ciascuna di queste persone ha navigato per 18,8 ore e ha visto 1971 pagine.

    Uso di Internet sul totale della popolazione (maggiori di 15 anni), giugno 2008
    Olanda – 82%
    Danimarca -77%
    Svezia – 76%
    Norvegia – 76%
    Finlandia – 69%
    Svizzera – 66%
    Regno Unito – 65%
    Francia – 61%
    Belgio – 60%
    Austria – 58%
    Irlanda – 49%
    Germania – 49%
    Spagna – 47%
    Portogallo – 41%
    Italia – 39%
    Russia – 14%

    Sul sito di ComScore i dati completi. interessanti anche per le articolazioni della graduatoria: sono per esempio gli utenti del Regno Unito quelli che passano più tempo in rete, con una media di 28,5 ore per visitatore (gli olandesi ci stanno “solo” 23,4 ore).

  5. ECONOMIA
    PANE, PASTA, LUCE, GAS: LA CORSA DEI PREZZI NON SI FERMA

    UN AUTUNNO
    A CARO PREZZO

    Al ritorno dalle ferie ci aspetta l’ennesima stangata dovuta ai rincari. L’inflazione in Italia preoccupa più che nel resto d’Europa, anche perché, sul versante produttivo, non ci sono segni di ripresa.

    Che autunno ci aspetta al ritorno dalle vacanze (per chi le ha fatte)? Un autunno caldo, sul fronte dei prezzi e, forse, delle agitazioni sindacali, ma freddo, freddissimo, praticamente glaciale, sul piano della produzione e dell’occupazione. Detto in altri termini: siamo in piena stagflazione, parola che fa tutt’uno con stagnazione e inflazione, una delle peggiori “malattie” economiche. Come negli anni ’70, quando la guerra del Kippur e la chiusura dei rubinetti del petrolio da parte dell’Opec ci costrinsero alle domeniche a piedi e alla politica dell’austerity.

    Anche la stagione dei saldi è stata piuttosto fiacca.
    Anche la stagione dei saldi è stata piuttosto fiacca (foto Ansa).

    L’inflazione, in Italia, è allineata alla media europea, che è del 4,1 per cento (ai massimi dal ’96), ma se consideriamo il paniere dei prodotti alimentari, quello che ha un’incidenza maggiore sulle famiglie povere, allora la situazione diventa ancora più drammatica. Non a caso l’inflazione è anche detta “tassa dei poveri”, perché corrode il potere d’acquisto a partire dalle famiglie più indigenti.

    Prendiamo gli spaghetti. Sono il nostro simbolo, ma se va avanti così torneremo ai tempi del film Miseria e nobiltà, quando Totò e i suoi se li mettevano in tasca come fossero monete d’oro. L’Osservatorio del Tesoro ha diffuso dati allarmanti sulla fiammata dei prezzi di largo consumo, a cominciare dalla pasta, aumentata del 30,4 per cento nei primi sei mesi dell’anno, dal pane e dal latte, cresciuti rispetto allo scorso anno rispettivamente del 13,2 e dell’11,8 per cento. Le cause sono note: si parla di un’inflazione “importata”, poiché il principale motore del caro-prezzi è l’aumento del petrolio, che innesca a catena quello di tutti gli altri prodotti e servizi.

    Alle stelle anche il gasolio

    Ma la Coldiretti denuncia anche eccessive distorsioni nella filiera che porta dal campo coltivato alla tavola, con un effetto moltiplicatore. Alle stelle anche il gasolio, salito del 31,9 per cento, e la benzina, aumentata del 24,5 per cento. In questa corsa folle bisogna registrare, a parte le bollette di luce e gas, anche l’impennata dei pedaggi autostradali (7,7 per cento), dell’istruzione secondaria (7,5) e dei trasporti urbani (9,2 per cento). La casa resta un’emergenza per i conti delle famiglie (la voce copre, in media, un quarto della spesa mensile, ma può arrivare alla metà per gli anziani). Negli ultimi due anni, la spesa per gli affitti è cresciuta del 14 per cento, mentre i costi sono saliti del 10 (sul fronte delle vendite immobiliari si preannuncia, però, una gelata dei prezzi). Conti in rosso anche per le famiglie che hanno acceso un mutuo: la spesa media è salita da 438 a 471 euro al mese, con un incremento dell’8 per cento nel biennio. Morale: una volta rientrate dalle ferie, le famiglie, tra gas, luce, alimentari, caro-libri, Rc auto e servizi bancari e finanziari, dovrebbero pagare mediamente un conto di seicento euro.

    Sull’altro versante, non accenna a riprendersi la produzione italiana: la crescita sarà pari a zero, a fronte dell’1,9 in tutta Europa, ed è questo il dato che fa parlare di “anomalia italiana”, ovvero di stagflazione. Alla vigilia della Finanziaria “leggera” (dopo quella triennale già approvata), che sta per essere presentata in Parlamento, si moltiplicano le proposte per frenare il caro-prezzi e ridare ossigeno alle famiglie, a cominciare da una politica economica di sgravi fiscali per le persone e per le imprese, in modo da liberare risorse per la crescita e innescare il ciclo virtuoso consumi-produzione. Anche perché l’inflazione sta portando a una contrazione della domanda, la quale, a sua volta, peggiora ancora di più la produzione e riduce l’occupazione. Il settore panificatori, ad esempio, è in crisi: la “rosetta” è diventata oro, non si vendono più i quantitativi di pane di una volta e i guadagni sono in calo. Si parla anche di blocco dei prezzi delle forniture di gas ed elettricità, di tagli dell’Iva, di controlli più stretti delle filiere di produzione agricola da parte di Mister Prezzi (al “secolo” Antonio Lirosi, il rappresentante dello Stato che deve vigilare sulle tariffe). Il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, sta pensando a un «paniere in cui ci dovrebbero essere prezzi politici di riferimento, per determinati prodotti». Per i nuclei più poveri e i ceti medi si tratta di una vera e propria emergenza. «Bisogna dare alle famiglie, con un reddito sotto i 25 mila euro, un bonus fiscale di almeno 1.500 euro», dice Elio Lannutti, presidente di Adusbef, «l’abolizione dell’Ici non basta, servono manovre economiche che rimettano in moto l’economia».

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